“Ode al Marsala” è l’inizio di un viaggio.

È la coperta di Linus. È un moto di ribellione. È un gesto di emancipazione mediatica. È Neo di Matrix che esce dalla placenta e prova a ricercare il respiro. È la voglia di andare a crearsi un’immagine del proprio paese diversa da quella che ogni giorno subivo, sentivo , assorbivo dalla tv, dalla radio, dai giornali e da chi li aveva letti.
Volevo costruire un’idea del paese in cui, senza chiederlo e volerlo, sono nato, che  fosse libera da un “pagamento”. Che non fosse creata da una continua generazione di conflitti finalizzata alla vendita di spazi pubblicitari.
È un gesto cattivo, il pugno dato nelle palle allo scippatore che si sta prendendo una borsetta che è tua. “Io voglio costruire, dell’Italia, un ricordo diverso”.

Cercare tracce di Garibaldi a Marsala è come cercare tracce di Stalin in Ucraina. Parlando con la gente del posto sembra che lo sbarco dei Mille sia la più grande disgrazia mai capitata in quella terra. Un vecchietto dice, nel prologo “La Sicilia doveva essere lasciata indipendente, come la Svizzera”. Come se lIitalia fosse in mezzo ai due paesi non solo geograficamente, ma anche storicamente. Di sicuro la mafia avrebbe risparmiato benzina per andare a mettere i soldi in banca. Ma la cosa che mi incuriosiva di più è che le frasi sono le stesse che sento dire ai miei conterranei Veneti. L’odio nei confronti di Garibaldi è il primo elemento di Unità che trovo nel mio percorso. Gli altri li scoprirò strada facendo.

Buon viaggio.

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