All’inizio il Ritratto del prof. Casarrubbea non mi convinceva per niente. L’obiettivo di Ritratti (o si muore) era di immettere nel dibattito anche degli elementi di Storia diversi da quelli che ci vengono propinati a scuola e nelle università. Però i primi tre quarti non mi convincevano. Una lista sbrodolata di fatti (quelli concreti, quelli documentati) di intrecci lerci e sadici tra la prima potenza mondiale, la mafia, il cosiddetto “banditismo siciliano”, l’eversione nera, la Democrazia Cristiana, il Vaticano… Cose che ho assimilato nei miei anni passati a leggere libretti indipendenti nei centri sociali mentre quelli fighi si facevano le canne e/o le ragazze che mi piacevano. Ad un ascolto più riposato, però, mi sono reso conto della forza che la storia personale del prof. Casrrubbea prende negli ultimi 3 minuti di documentario. Di tutta quello sbrodolamento si Storia sporca non è importante solo la lista di intrighi e interessi di potere del secolo passato, ma anche la fatica, l’enorme fatica nel non fare finta di vedere quelle prospettive dentro l’armadio. Un po’ come quando cade una pallina rimbalzina sul pavimento e si fa di tutto per metterci sopra un piede, fermarla prima che sparisca sotto il divano per sempre. Una fatica lunga una vita, una fatica a cui non siamo più allenati, bravi come siamo a fare i turisti spostandosi da una fatica all’altra senza conoscerne la profondità.

Chi gliel’ha fatto fare

Il prof. Casarrubbea non lo sa. La conclusione più istintiva è che lo faccia “per passione”, ma questo non vuol dire niente. Ci sono anche inetti che lo sono per passione. Io penso che sia qualcosa legato al momento in cui si muore, in cui si paga il conto e si fa strisciata definitiva del postamat della vita. C’è un momento (io vivo nell’ossessione di quel momento, ed è per questo che ho smesso di giocare a carte) in cui in un lampo ti chiedi che cazzo hai fatto tutta la vita. Non è il romantico vedersi scorrere ogni attimo, è un banalissimo file excel fatto di più e meno. Ecco, secondo me, se non facesse tutto ciò che fa, in quel momento il prof. Casarrubbea non se lo perdonerebbe.

Jonathan Zenti

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