Una delle mie grandi fortune è quella di essere cresciuto in una famiglia un po’ Psycho, un po’ Almodovar. Gente matta e dalle poliedriche preferenze sessuali hanno fatto parte della mia normalità infantile e soprattutto adolescenziale. Aver avuto la possibilità di parlare di figa con mia zia in molteplici occasioni nei miei pomeriggi liceali, sentirmi discriminato in casa per la mia non voluta  eterosessualità, ha sicuramente forgiato il mio difetto di vista, ovvero quello di non riuscire a vedere le “categorie” di persone.
Ogni volta che affronto il tema della discriminazione nei confronti delle persone omosessuali mi annoio da morire, mi sembra sempre di fare un salto indietro nel medioevo. Poi però si scopre che nel medioevo ci vive ancora un sacco di gente.
Quando ho incontrato a Roma Andrea, era da poco stato condannato un adolescente sedicente neonazista, soprannominato svastichella, per una serie di aggressioni ai danni di persone omosessuali, in particolare per aver accoltellato una coppia di ragazzi che passeggiava in pubblico. Quando stavo facendo l’editing del ritratto, invece, ho assistito ad una reazione schifata e infastidita da parte di un non-vedente integralista cattolico ai danni di un’amica transessuale Patti (che per fortuna, con il suo “el to signor el t’ha tirà ia la vista, massa poco, anche le gambe el gavea da cavarte” ha dimostrato di sapersi difendere benissimo).
A me, ad esempio, piacciono tendenzialmente le ragazze un po’ in carne, e mi sento un privilegiato a non dovermi giustificare per questo. Vivrei male il sapere che la gente che ho attorno spende il proprio tempo a pensare, a curiosare con l’immaginazione, a tentare di vedere in quale parte e di chi io vado ad infilare parti del mio corpo. Solo perché non sanno dove mettere il loro.

Chi gliel’ha fatto fare

L’aspetto gioioso e “fru fru” legato all’immaginario omosessuale nasce dalla lotta. Il divertimento è così esasperato perché è sudato, perché costa una fatica quotidiana, anche solo quella di sviare gli occhi delle persone che non sanno guardarsi nei propri pantaloni. La politica del Mario Mieli e la trasgressione di Mucca Assassina sono la stessa cosa: la prima rende possibile la seconda, la seconda è la boccata d’aria necessaria per godersi i risultati della prima. Quando attorno, come spesso mi accade, manca la gente che si diverte, vuol dire che manca la gente che lotta.

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