È sempre molto difficile capire quando il passato è passatismo (quello che in redazione di Suoni Quotidiani viene definito “tradizionalismo da linea verde”) e quando invece è la direzione necessaria per ritornare a quel bivio dove si è presa la strada sbagliata.
Capita, è capitato spesso con i Ritratti, che andare a conoscere persone che vivono una vita d’altri tempi dia una prospettiva di futuro non solo prossimo venturo, ma di ampissimo raggio.
Uno dei ricordi visivi più forti che ho di me bambino sono i campi di pannocchie dopo il passaggio della mietitrebbia. Io tra le pannocchie ci correvo, le raccoglievo, mi piaceva sbucciarle, le portavo intere a casa della mia vicina Isabella, che le appendeva in cucina. Poi arrivava un giorno che vedevo passare sulla statale davanti casa due macchine con la sirena arancione e in mezzo un mostro verde. Il giorno dopo il campo era raso al suolo, giallo secco, distrutto, spaccato, morso. Non c’era più vita, in quel campo.
È successa una cosa sessant’anni fa nel nostro paese, si chiama “modernità”. Sta succedendo ora in Cina, in Kenya, in India, in Nepal. La trebbiatura della civiltà contadina da noi è finita, e si sposta a devastare altre culture millenarie.
Passare una giornata con Giuseppe Morandi e il Miccio ti riporta al bivio in cui si è presa la strada sbagliata. Partecipare alla loro festa annuale che si tiene nella loro cascina a Marzo, fa sentire la cultura che si ha, quella che imparata a scuola, poco più di una lista di ingredienti dietro ad un cibo precotto. La cultura della civiltà contadina, alla quale loro hanno deciso di aderire e che hanno deciso di studiare nella sua complessità, non è solo una cosa che riguarda il passato. Loro non la difendono, loro ci investono.
La casa del Miccio, che è anche la sede della Lega di Cultura di Piadena, è sempre aperta, e l’ospite è sacro. Passateci un giorno, se volete cercare la strada che riporta a quel bivio.

Chi gliel’ha fatto fare

Tecnicamente Gianni Bosio, che ha “ordinato” a Giuseppe e al Miccio di fondare la Lega di Cultura. Ma ciò che la tiene ancora in piedi è l’amore per il mondo. La grande forza del capitalismo è di concentrare tutto sul momento, di convincere le persone che ciò che  serve è tanto ed è subito. Quello che Morandi e il Miccio hanno saputo fare nei primi anni ’60, è stato rendersi conto che la tradizione contadina ha preservato per millenni la vita in simbiosi tra l’uomo e il mondo in cui vive. L’aver costruito un mondo in cui quella simbiosi non è più importante significa aver costruito un mondo in cui la vita stessa non ha più un valore.

Jonathan Zenti

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