Italiani brava gente?
Alla luce dei 15 ritratti che precedono questo si potrebbe facilmente dire di no. Italiane erano le persone incontrate da Angela, italiani i datori di lavoro di Isaac, italiano era Svastichella, italiani i gli imprenditori che nascondevano agli operai gli effetti dell’amianto, italiane le ruspe che spazzavano via il Casilino 900.
Eppure c’è sempre un lato buono, alla fine, che esce. Quello che ha fatto si che durante la seconda guerra mondiale siamo stati gli unici ad avere una resistenza. Quello che fa si che non ci siano medici che denunciano i clandestini nonostante il pacchetto sicurezza lo preveda.
Forse si, gli italiani sono brava gente, ma se la vogliono gustare così tanto questa bravura, che prima devono dare il marcio di loro stessi per sentirsi a posto. Bisogna arrivare allo sterminio per diventare antifascisti, bisogna arrivare ai campi di concentramento, identificazione ed espulsione per essere un po’ antiBerlusconiani. Non ci si può fermare prima.
Anche il dott. Del Boca non parla dei suoi anni di soldato fascista. Dice che “ha dovuto” partire per la Germania costretto da un ricatto (e non è lì che potrebbe invece “nascere l’uomo”, quando non si cede a un ricatto), non si sa se abbia ucciso, chi e perché in quell’anno prima della resistenza.
Ma è il resto della sua vita a segnare un segno. C’è la costanza di trovare le voci, i documenti, i protagonisti, per segnare un confine e dire “questo non si può negare”.
Il dott. Del Boca alla fine, ad una mia domanda sul futuro, mi ha detto che non c’è niente di sicuro che lui può lasciare a “noi giovani”. Se è riuscito a costruirsi un percorso di vita a vent’anni partendo dalle macerie della seconda guerra mondiale, è compito della nostra generazione, ora, costruirsi un futuro partendo dalle macerie della modernità.

Chi gliel’ha fatto fare?

Gliel’ha fatto fare la “resistenza”. Quella parola che ora ci si deve un po’ vergognare a dire, perché è divenuta un valore “sbagliato”. Quando questo accade significa che la resistenza non c’è. Significa che il tuo vicino di gomito dice di sopportare, di stare zitto, di aspettare che tanto tutto andrà bene. È quando la resistenza non c’è che arriva il momento di farla.

Jonathan Zenti

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